Due vasi realizzati tramite stampa 3D con filamento in PLA – acido polilattico, materiale termoplastico che deriva da fonti biodegradabili come l’amido di mais – e scarti di olivi secolari pugliesi o di vinaccioli ridotti in polveri. Il materiale rappresenta una novità assoluta applicata per la prima volta a un progetto di design. L’appoggio su tre protuberanze consente una rilettura della forma archetipica del vaso, esaltando le possibilità che la stampante 3D può offrire in termini di produzione di oggetti complessi e non realizzabili con tecniche classiche. I vasi Tripot rappresentano un ponte tra passato e futuro, una sorta di espressione oggettuale di archeologia prossima, un oggetto volutamente fuori dal tempo.
Il progetto è stato realizzato in occasione della mostra RESIDUI, promossa dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale [curatela di Valentina Croci e HoperAperta – Patrizia Catalano e Martina Barberis Casagrande, allestimento Studio GISTO e Nolostand SpA).