nome: 230 VOLT-i
data: aprile 2026
assistenti al progetto: Luca Madonini, Paolo Conte
crediti fotografici: Gaia Anselmi Tamburini
in collaborazione con: Vimar
con la partecipazione di:
Luca Boscardin, Vincenzo Castellana, Saturnino Celani, Antonio Colomboni, Paolo Conte, Rosaria Copeta, Nathalie du Pasquier, Alfonso Femia, Francesco A. Fiorentino, Vitantonio Fosco, Stefania Galante, Massimo Giacon, Marti Guixé, Giulio Iacchetti, Zoe Iacchetti, Marialaura Rossiello Irvine, Defne Koz, Luca Madonini, Raffaella Mangiarotti, Marco Merendi, Paolo Metaldi, Luca Nichetto, Fabio Novembre, Marco Piva, Francesco Poroli, Matteo Ragni, Franco Raggi, Simone Sabatti, Elena Salmistraro, Marta Sansoni, Denis Santachiara, Mario Scairato, Chiara Selmi, Giulia Serafin, Gianfranco Setzu, George Sowden, Mario Trimarchi, Cino Zucchi.
230 Volt-i è un progetto ideato e curato da Giulio Iacchetti attorno al valore formale della placca della serie civile Plana di Vimar che diventa l’elemento da cui prende vita una collezione di volti, trasformandosi metaforicamente in una maschera.
Un cortocircuito percettivo che vede la comune placchetta a tre tasti come una bocca con tre denti sporgenti. Un oggetto seriale, progettato per essere neutro e invisibile, rivela improvvisamente una presenza. Da questa intuizione prende forma l’idea di un progetto collettivo.
Giulio Iacchetti ha invitato progettiste e progettisti a lavorare su questa ambiguità, chiedendo loro di trasformare un dispositivo tecnico in un volto. Non si tratta di decorare un interruttore, ma di interrogare il suo statuto: quando un oggetto smette di essere pura funzione e diventa racconto?
Cosa può fare il design per stimolare questa percezione di un oggetto quotidiano? Le maschere, realizzate in stampa 3D, restituiscono una pluralità di interpretazioni: ironiche, inquietanti, minimali, espressive ma soprattutto presenti. Ogni proposta è una
risposta diversa alla stessa sollecitazione e, insieme, dimostrano che il design non è solo soluzione di problemi, ma produzione di senso.
La placchetta continua a svolgere la sua funzione — accendere e spegnere la luce — ma cambia la nostra relazione con essa. Da elemento di sfondo diventa presenza, da dettaglio invisibile diventa personaggio. In questo slittamento minimo si manifesta una delle potenzialità più profonde del progetto di design: introdurre uno scarto poetico nell’ordinario, rendere visibile ciò che era dato per scontato, trasformare il quotidiano non aggiungendo oggetti, ma disegnando imprevisti
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